Il fondo del mare, parte seconda

Parte Prima

Mi avvicinai lentamente, cercando di controllare il mio respiro in modo da non svegliarla. Fiumi di lunghi capelli neri coprivano il suo corpo perlaceo, che di verde ormai non aveva più nulla a parte dei lievi riflessi laddove la flebile luce della luna baciava la sua pelle. Il cuore mi batteva ad un ritmo regolare, ma con un’intensità che pensavo mi avrebbe fatto scoppiare la cassa toracica. Non ero ancora abbastanza vicino da toccarla, quando lentamente la vidi aprire gli occhi. Anche essi, nonostante l’iride scura, emanavano una leggera fosforescenza verde, che a primo impatto mi obbligò a socchiudere gli occhi. Mi ci volle qualche secondo per abituarmi a quella nuova luce. Si mise a sedere lentamente, come se fosse non tanto spaventata quanto incuriosita da me. Quegli occhi, lo sguardo da bambina, era così simile a… Possibile che sia lei, dopo tutto questo tempo? No, l’avrei riconosciuta, non avrei mai potuto dimenticare il sorriso della sirena, conoscevo ogni curva del suo corpo, ne avevo tracciato le forme come i fiumi su una mappa che conduce al più grande e nascosto di tutti i tesori.
Mi inginocchiai sul manto erboso per poterla guardare dritto negli occhi, e mi mossi lentamente per non farla fuggire. Mi dava l’impressione di essere sfuggente come un cerbiatto o un colibrì, gli animali più timidi e delicati di questo mondo. Mi aspettavo forse di trovare qualcosa di diverso in cima alla scogliera, così lontano da casa, magari qualcosa che mi portasse un passo più vicino alla sirena. Invece mi ritrovai davanti a una strana manifestazione quantistica con il corpo di un’adolescente dagli occhi del colore della mia tristezza.
Ci fu un lungo e teso silenzio tra me e la stella scesa in terra, ci stavamo studiando a vicenda, come il lupo e la lepre nella foresta innevata. Ad un certo punto, un paio di parole messe a caso una dietro l’altra mi uscirono dalla bocca:
“Stai bene? Ho visto la luce dalla scogliera e sono salito a vedere cosa fosse, e ho trovato te.”
Sembrava aver capito le mie parole. Dopo qualche istante annuì con la testa, senza distogliere lo sguardo da me, agitando il suo nasino su e giù. Non sembrava provare freddo, o alcuna vergogna, nonostante fosse totalmente priva di qualunque indumento. Pensai di darle il mio maglione, quando i miei occhi si andarono a posare sui suoi seni come api sui fuori più dolci. Le sue forme ormai quasi adulte e il colore rosato dei suoi capezzoli fecero accelerare il mio battito.
Tornai a contemplare i suoi occhi, cercando un altro modo per scucirle qualche informazione, ma lei fu più rapida di me, e mi sorprese con una voce che sembrava quasi una melodia suonata al pianoforte, dolce come poche altre su questa terra:
“Se vuoi puoi restare, c’è spazio per altri due qui.”
Non appena mi ripresi dallo stupore mi resi conto di aver bisogno di sentire la sua voce ancora e ancora, fino a riempirmi di quelle dolci note, gocce di miele sul sentiero di sottofondo tracciato dal vento. C’era qualcosa che però non mi tornava. Mi voltai per guardare se dietro le mie spalle ci fosse qualcuno. Fin dove arrivava il mio sguardo, in qualunque direzione non c’era anima viva.
“Altri due chi? Ci sono solo io qui.”
“Tu e l’ombra di quella persona che porta il sole.”
Impallidii improvvisamente sentendo quelle parole. Quella manifestazione dalle sembianze umane poteva vedere dentro di me in qualche modo, aveva visto il ricordo che conservavo della mia sirena, quelle memorie che avevo custodito così gelosamente nascondendole con cura in fondo alle grotte più inaccessibili del mio animo. Lei portava con sé il sole ovunque andasse, e il maltempo sembrava sempre seguire i suoi saluti quando doveva tornare a casa la sera, separandosi da me.
Dovevo scavare sempre più giù, per sentire ancora di meno l’eco di quel dolore. Ogni giorno mi spaccavo i palmi delle mani penetrando in quel terreno sempre più duro, ma non avevo altra scelta. Il canto della sirena era più forte di me, e mi torturava ogni giorno. Il primo consiglio, ogni volta che termina una relazione, è sempre quello di guardare avanti e non pensarci più. Parla sempre gente che non ha idea di quanto quella persona fosse indispensabile, di quanto ci si sente persi una volta da soli, soprattutto se con quella ragazza dalle labbra di ciliegia se ne va anche la parte migliore di te.
Con un nodo in gola, mi sedetti di fianco alla stella iridescente, senza dire nulla. Lei appoggiò la sua testa sulla mia spalla, comprendendo al volo che le parole non sarebbero servite a molto quella notte. Rimasi in quella posizione per ore, sentendo addosso il calore del suo corpo, ma continuando stancamente a scrutare il mare sotto di noi, cercando il mio tesoro perduto da una vita ormai.

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