Dualcore, parte seconda

Parte Prima

Dopo la fine del film, i cui titoli di coda furono un perfetto sottofondo per i nostri baci, andammo a dormire nonostante nessuno dei tre avesse veramente sonno. Ci trovammo così a parlare e agitarci nel letto illuminati soltanto dalla luna fuori dalla finestra. I corpi delle mie due sirene divennero così color latte, quasi perlacei, e scrutai fino in fondo ogni centimetro visibile della loro pelle. Vittoria aveva addosso delle mutandine nere che adoravo, mi facevano venire una voglia irresistibile di stringere una mano sul suo fondoschiena sodo e appena maturo. Aveva anche addosso una maglietta molto larga, talmente tirata su che era quasi come non averla, a tratti le si vedevano i seni, a seconda della posizione che adottava. Le mie dita, come rampicanti su un muro in marmo bianco, andarono ad esplorare e cingere ogni angolo di quel corpo perfetto. Elisa invece indossava degli shorts neri molto corti, che mostravano oltre il bordino bianco quasi tanto quanto le mutandine della mia Lolita. Su un fianco c’era scritto in bianco “Californio”, un errore di battitura tanto infantile quanto dolce. Lei ce lo fece notare, mostrandoci il suo profilo, e ridendo insieme a noi. A un certo punto, a causa del caldo insistente nonostante il climatizzatore acceso, si tolse la maglietta gialla con la mela disegnata sopra, per mostrare un petto acerbo come le fragole a febbraio, ma non per questo meno bello. Il suo piccolo reggiseno grigio assomigliava a quelli indossati dalle bambine al primo accenno di pubertà, e mi fece sorridere involontariamente, come se ci fosse qualcosa di ironico in tutto ciò.
Scambiammo cento parole con la promessa di andare a dormire appena dopo, e poi altre cento, e cento ancora, finché il sonno ci rapì a forza, uno alla volta, lasciando me per ultimo. Io caddi accarezzandole entrambe, sentendo per ultime la dolcezza del profumo di Vittoria e la morbidezza dei capelli di Elisa.
Mi risvegliai diverse volte quella notte, spezzando i sogni che mi fecero rivivere quella serata, arricchendola con dettagli che non erano mai esistiti, messaggi che non avevo mai ricevuto, e parole che non mi avevano mai detto.
Alle sei del mattino mi svegliai con la testa appoggiata sulla spalla di Vittoria, e la mia mano sinistra che stringeva leggermente quella di Elisa. Le sue dita erano fresche come il vento in primavera, e formavano un netto contrasto con il calore costante di Vittoria, che sembrava avere quasi un vulcano attivo nascosto in petto. Baciai la mia piccola Lolita sulla guancia, stando attento a non svegliarla. Lei si mosse leggermente, arricciando il naso e strizzando lentamente gli occhi, ma rimase addormentata. Entrambe dormivano beate, come se fossero cullate ed avvolte da una forza invisibile che impediva al loro sonno di essere turbato da qualunque cosa. Dopo pochi minuti passati ad osservarle mentre riposavano, andai a rinfrescarmi il viso in bagno, mi tolsi la maglietta sudata che avevo addosso e tornai a dormire anche io.
Mi svegliai solamente due ore dopo, con un abbraccio stretto di Vittoria. Io ricambiai il gesto e mi rotolai insieme a lei nel letto mentre Elisa dormiva ancora. Le spostai i capelli dalla fronte per guardare meglio i suoi occhi color nocciola ancora lucidi e socchiusi per il sonno, e baciai quelle sue labbra soffici come petali di rosa. Come una bambina che non sopporta che gli altri dormano quando lei è piena di energie, cominciò a punzecchiare Elisa per farla svegliare, toccandole la schiena nuda con un dito e dicendo ad alta voce “P!”, una lettera quasi onomatopeica, che ormai usavamo tutti e tre quando qualcosa non ci piaceva, o quando toccavamo qualcosa che ci rendeva felici. Erano due interpretazioni totalmente contrastanti, ma capivamo senza problemi di quale delle due accezioni si trattasse. Ad un certo punto, cedendo ai capricci di Vittoria, la sua migliore amica si girò verso di noi facendo un suono lamentoso a bocca chiusa che indicava quanto ancora avesse sonno. Venne a posarsi come una piuma addosso a noi due, tenendo però le braccia strette al proprio petto, come se potesse in quel modo conservare un po’ del sonno che le avevamo strappato. Vittoria voleva andare al bar a fare colazione, andava matta per i cornetti alla marmellata, una cosa che io invece non avrei mangiato se non sotto tortura. Era contentissima ogni volta che vedeva quel ripieno all’albicocca fuoriuscire dopo il primo morso, ed era fantastico guardare il suo sorriso in quelle occasioni. Era bellissima anche quando arricciava le labbra in una smorfia quando non c’era tanto ripieno quanto avrebbe sperato. Nonostante le sue richieste di andare a fare colazione, io non riuscivo ancora ad abbandonare la nostra nave. Avevo ancora addosso il torpore del sonno, e l’aria nella stanza era carica del respiro e del calore delle tre persone che l’avevano occupata per tutte quelle ore.
Vittoria decise di dare il buon esempio e si alzò dal letto con una mezza capriola decidendo di andare a lavarsi in bagno, portandosi dietro un vestitino nero che mi piaceva da morire, quello che avrebbe indossato quel giorno. Guardai il suo corpo di perla finché non sparì dietro la porta della stanza. Elisa appoggiò la testa sulla mia spalla, pensando quasi di aver trovato un nuovo cuscino per prolungare di qualche minuto il suo riposo. Le misi nuovamente le dita tra i capelli, accarezzandola mentre le chiedevo se avesse dormito bene. Era quello il mio primo pensiero, trovandomi da solo nel letto con una bella ragazza con addosso solo un paio di strisce di cotone. Volevo che stesse bene, davvero. Non avevo alcun interesse personale. Elisa aveva una cosa particolare in quegli occhi chiari, così diversi dai miei due pozzi di petrolio. Aveva il mio stesso sguardo, lo stesso modo di guardare le persone e il mondo. In lei vedevo me stesso qualche anno prima, era come una finestra sul passato. Non posso spiegare come fosse possibile, abbiamo avuto vite totalmente diverse, con esperienze contrastanti e inconciliabili, ma in qualche modo il battito dentro e la radiazione di riflesso che usciva dai nostri occhi erano gli stessi. Il mio corpo portava sotto forma di inchiostro i segni di diversi ricordi infranti, e quando li guardavo spesso mi ritrovavo a perdermi in quelle linee scure ripensando a quei momenti passati. La pelle di Elisa era candida e priva di qualunque tatuaggio, ma potevo vedere in lei lo stesso sguardo quando guardava certi punti del proprio corpo, vedendo già i disegni che stava progettando da tempo. Volevo soltanto evitare che facesse i miei sbagli, e volevo che trovasse quella sicurezza che io ho dovuto grattare via dai muri, facendomi largo con il coltello tra i denti. Per usare altre parole, Vittoria era il mio cielo stellato, mentre Elisa era il mio specchio sul passato.
Mi disse di aver dormito benissimo con noi due. Non riuscii a trattenere un sorriso, la strinsi tra le braccia e la feci avvicinare a me. La baciai in fronte, lentamente, e poi la posai nuovamente alla mia sinistra. Mi chiesi se anche lei provasse la stessa cosa nei miei confronti, ma forse guardare nel passato è più semplice rispetto a guardare nel futuro.
Quando Vittoria tornò si lanciò sul letto venendo ad appoggiarsi su di me, e cominciò a cantare una canzone di Coez, mettendola come sottofondo su Spotify. Ricordo che abbiamo cantato tutti e tre insieme il ritornello di Taciturnal, le nostre voci sembravano fondersi come gli strumenti di un’orchestra, persino la mia che solitamente era tanto sgraziata accanto alle loro voci sembrava acquistare armonia. Dopo questa performance decisero di farmi vedere la coreografia di Wannabe delle Spice Girls, che avevano imparato insieme, alternandosi nel cantare le frasi in maniera infantile ma di certo degna di ammirazione. Scoppiai a ridere guardando i loro movimenti che avrebbero dovuto ricalcare quelli delle Spice Girls, e quelle due bimbe risero a loro volta. Si stancarono dopo appena un minuto, quando riemerse la fame e Vittoria decise di venire ad infastidirmi amorevolmente fino a far traboccare il piccolo vaso della mia pazienza. Dovetti arrendermi, ed andammo tutti e tre a vestirci per fare colazione.

Annunci

Un pensiero riguardo “Dualcore, parte seconda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...