Incendio doloso

Vittoria aveva un ragazzo quando ci siamo conosciuti. Stava con un altro. Appena lo seppi, non fui triste né preoccupato, sapevo che in fondo lei mi voleva. Mi confessò questa cosa dopo diverse settimane che ci conoscevamo. Sapeva di tradirlo, e la cosa non le creava alcun turbamento. Era convinta, come lo sono anche io, del fatto che in amore non ci si debba limitare alla monogamia per colpa di qualche convenzione sociale che va avanti da troppi secoli ormai. Si possono amare anche due persone alla volta – io stesso ho provato questa cosa sulla mia pelle. Nel 2012, il mio cuore era diviso tra due giovani donne, una bellissima e difficile da conquistare, e l’altra altrettanto bella, allo stesso tempo a portata di mano ed irraggiungibile. Quella volta dovetti fare una scelta, ed il mio cuore ne risentì terribilmente. Non potevo chiedere alla mia piccola sedicenne di passare attraverso quegli stessi mari in tempesta, di affogare come me e ritrovarsi a sputare su una spiaggia deserta litri di nera acqua che ormai aveva infestato i polmoni. Non potevo.
Spesso la gente non comprende questa cosa, pensa che sia solamente un capriccio, che non saper scegliere tra due persone equivalga a non amare abbastanza nessuna delle due. La maggior parte delle persone sbaglia, non capisce perché non ha mai provato nulla di simile, altrimenti capirebbe all’istante. Il cuore ha una spazialità molto più complessa rispetto al nostro mondo tridimensionale. Semplicemente, si provano sentimenti diversi ma ugualmente intensi per due persone distinte. Lei aveva il suo ragazzo, e poi aveva me. Lui era la routine, la sua ancora salda ad un mondo certo e rassicurante. Io, invece, ero la tempesta.
Quando si amano due diverse donne contemporaneamente, il cuore è spezzato in due parti che tirano in due direzioni diverse, e questo fa molto male, per quanto si possa cercare di nasconderlo. Si rimane pur sempre rotti dentro. Incrinati per sempre, come un vetro sottoposto ad una pressione eccessiva.
Il problema era che, nonostante io credessi fermamente nella teoria dell’amore come sentimento non solamente binario, ero e sono tutt’ora estremamente egoista. Non avrei mai condiviso la mia donna con un altro, anche a costo di ferirla irrimediabilmente. Semplicemente, dopo la dichiarazione della mia bimba dall’animo ardente riclassificai le mie priorità. In cima alla classifica c’era un solo imperativo, scolpito nella dura pietra del mio cuore. Far affondare quel rapporto, una volta per tutte. Dovevo portare Vittoria ad odiare il suo ragazzo, a volere solamente il sottoscritto, a pensare a me ogni volta che fosse con lui, sdraiata nuda nel suo letto.
Usavo i metodi di persuasione più subdoli ed impercettibili per plasmare la sua piccola e fragile mente. Sfruttavo tutti i suoi piccoli momenti quotidiani di frustrazione per avvicinarla a me ed allontanarla da lui. I primi tempi furono molto difficili per me. Immaginarla ogni giorno con un altro uomo, avvinghiati nudi l’uno all’altro, mi riempiva di odio. La mia bimba. Nonostante io non avessi alcun diritto su di lei, in qualche modo era già come se fosse stata mia da sempre. E anche lei me lo diceva, nelle ore più calde e silenziose della notte. ‘Sono tua.’ E lo pensava davvero. Era due persone distinte. Era Vittoria di giorno, quando si recava a scuola ed appariva davanti ad amici e parenti, quando camminava per strada come una normale ragazza della sua età. Di notte invece, era la mia bambina. Si sarebbe lasciata fare di tutto se solo glielo avessi chiesto. Mi bastava un lieve sussurro nell’orecchio. Le parole magiche, quelle che funzionavano ogni volta, erano tre, un numero magico e letale:
“Sei così piccola…”
Si scioglieva, convincendosi del fatto di essere totalmente in balia dell’incendio che stava divampando intorno a lei. Le cose che ti ho spinto a fare, Viki… Non rimpiango nulla di quel periodo, lei aveva una mente brillante, in fondo sapeva a cosa stava andando incontro. E la cosa la eccitava da morire.

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